Noi e Loro

Praticamente da Natale sto leggendo “Behave” di Robert Sapolsky: ero rimasto affascinato dal suo corso in linea e avevo deciso di approfondirlo (e magari trovare citazioni utili) tramite il suo libro.
In realtà il libro è stato una mezza delusione: il suo corso in linea era molto più interessante e, soprattutto, aggiornato. Quasi l’intera prima metà del libro si perde in dettagli di biologia/fisiologia di per sé non troppo interessanti ma molto complicati: solo nella seconda parte dell’opera si inizia ad affrontare il comportamento umano a un livello psicologico.
L’idea di Sapolsky era infatti quella di dimostrare che il comportamento umano è dettato da tutta una serie di fattori fisiologici (a partire dai neurotrasmettitori arrivando agli ormoni e passando per i geni) che l’influenzano talvolta in maniera determinante. Solo che nel corso se la cava in poche puntate mentre nel libro impiega quasi quattrocento pagine!
Ovviamente la mia velocità di lettura ne ha risentito ma finalmente sono arrivato alla parte interessante, ovvero all’interpretazione psicologica (ma molto legata alla fisiologia) del comportamento umano più complesso.

Il primo argomento di grande interesse che ho incontrato è quello della tendenza delle persone a dividersi in Noi e Loro. Non è una divisione cognitiva (sebbene le giustificazioni a posteriori possano esserlo) ma si basa su un meccanismo istintivo ed emotivo che agisce ben prima creando dei pregiudizi che poi possono divenire decisivi.
A mio avviso il fattore caratterizzante più interessante è come possa essere arbitraria la caratteristica determinante per distinguere i Noi dai Loro: ovviamente viene subito in mente il colore della pelle (vedi poi) ma in realtà la distinzione può essere molto più astratta e arbitraria come il risultato del lancio di una monetina. Le squadre formate da sconosciuti messi insieme solo dalla sorte esibiscono già le caratteristiche comuni della divisione in Noi e Loro.
Come dicevo poi questa facilità a dividersi in gruppi è caratteristica umana e non altrettanto forte negli altri primati (che pure la hanno). Soprattutto la capacità di unire le forze in gruppi sempre più vasti, composti anche da individui che non si conoscono, ha permesso all’uomo di costruire società composte da milioni quando non miliardi di individui.
Il meccanismo evolutivo alla base di questa caratteristica umana è interessantissimo ma magari lo approfondirò in un altro pezzo (in pratica anche un simbolo culturale molto astratto come può essere una bandiera va a indicare una parentele genetica che, per quanto debole, giustifica il sacrificio del singolo per il gruppo: da qui la difficoltà aggiuntiva di integrare insieme persone dalla pelle di colore diverso perché essa rimane sempre come un segnale appariscente che la parentela genetica è in realtà molto lontana).
Prevedibilmente il gruppo dei Noi, indipendentemente da come è stato creato, tenderà ad avere tutte le caratteristiche più positive mentre quello dei Loro tutte quelle più negative.
Verso gli appartenenti al proprio gruppo si sarà più leali, ci fideremo e coopereremo maggiormente e in genere proveremo verso di essi sentimenti ed emozioni più amichevoli.
Chiaramente all’interno di un gruppo è importante la propria reputazione di membro affidabile e cooperativo: è interessante notare che quando un membro del gruppo deve fare ammenda per una qualche mancanza può farsi perdonare anche diventando più ostile verso il gruppo dei Loro. Sembra anche che esista il meccanismo opposto: ovvero un attacco al gruppo lo compatta e ne aumenta la solidarietà interna.

Ovviamente i gruppi non hanno tutti la stessa forza: il rapporto di lavoro ne è un esempio. Fino a quando si lavora per un’azienda si è fedeli verso di essa e verso i propri colleghi ma questa “fedeltà” non permane quando si cambia impiego. All’estremo opposto vi è la fedeltà verso la propria nazione per la quale (anche grazie a una buona opera di persuasione e di propaganda aggiungo io!) si è perfino disposti a sacrificare la vita o, comunque, a rischiarla.
Altro elemento da tenere presente è che talvolta si aiuta il proprio gruppo danneggiando gli altri gruppi. Chiaramente dipende dalla specifica dinamica sociale ma talvolta l’obiettivo può non essere tanto massimizzare il proprio successo quanto massimizzare la distanza fra il nostro successo e quello degli altri.
È facile intuire le ragioni evolutive di questa tendenza quando, per esempio, due tribù competono per la stessa risorsa; ma nel mondo complesso di oggi questa tendenza può anche essere controproducente.
Per esempio è evidente che se A ha 10 starà meglio che se avesse 5 ma se contemporaneamente introduciamo il gruppo B allora si potrebbe avere che A preferisce la situazione con A=5 e B=1 piuttosto che A=10 e B=9 perché nel primo caso il distacco da Loro è più grande che nel secondo caso anche se, oggettivamente, A starebbe meglio nella seconda situazione.
Ovvio l’impatto che questo meccanismo ha nella meccanica sociale della diseguaglianza.

Inoltre in questa dozzina di pagine ho trovato molte epigrafi adatte (anche se il tono scherzoso di Sapolsky non si sposa bene con la solennità dell’apoftegma che piace a me!) alla mia Epitome: per i gruppi soprattutto ma anche per la diseguaglianza e alcune leggi del potere.

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